La nave dei corani:il Kent.

Cenni storici.

Il relitto del Kent, era una motonave da carico, di proprietà

greca battente bandiera cipriota.

La lunghezza è di poco meno di 80m e la stazza è di 783 tonnellate.

Al momento dell’affondamento, 8 luglio 1978,

si trovava ancorata dinnanzi la tonnara di San Vito lo Capo,

su un fondale di circa 50m.

L’affondamento avvenne a causa di un violento incendio

che non potè essere domato.

Fortunatamente l’equipaggio venne tratto in salvo per tempo.

La nave portò giù con se un carico di circa 30 tonnellate di

vario genere: sacchi di polietilene, zampironi, 27 tonnellate di

carburante, 1300 kg di olio lubrificante e due container di

legno con all’interno svariate centinaia di corani.

Questi container per via del peso specifico diverso,

durante l’affondamento, si adagiarono

qualche decina di metri accanto all’ancora calata sul fondo.

Dei container e del materiale cartaceo

resta qualche struttura e qualche pagina.

L’immersione.

Data la distanza dalla costa il relitto è raggiungibile solo tramite mezzo nautico.

I diving locali hanno posto ben tre cime guida con altrettanti galleggianti: una poppa, una al centro nave e

un’altra a prua. In questo modo si ha la possibilità di effettuare la risalita o la discesa dove

si preferisce.La profondità minima è di 40 metri sul fumaiolo e

la massima è di 52 metri in corrispondenza del fango dove è poggiato il relitto in perfetto assetto di navigazione.

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Le infrastrutture sono state colonizzate da ogni forma di vita bentonica ed enormi branchi di Anthias anthias circondano tutte le strutture.

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La zona prodiera è stata colonizzata da grandi ventagli di Paramuricee clavata e da un candido ramo di Eunicella verrucosa.

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Si risale lungo la prua fino al suo vertice dove ormai l’incontro con un altro abitante abituale del Kent è assicurato: lo scorfano (Scorpaena scrofa). I numerosi esemplari di questo scorpenide sono così tanto abituali da far soprannominare il relitto, oltre che “nave dei corani”, “nave degli scorfani”. Solitamente sono poggiati sui bordi delle murate ed attendono pazientemente le malcapitate prede, rappresentate anche dagli splendidi Anthias anthias.

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Scavalcata la prua ed avvicinandosi verso le prime stive si possono vedere l’elica e l’ancora di rispetto fissate alle pareti dei locali a pruavia.

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Seguendo la coperta si incontrano le gru e i pennoni

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fino a giungere in corrispondenza del fumaiolo dove, alla sua base, una porta divelta rivela la presenza delle batterie ancora sui loro ripiani.

 

Giunti a questo punto si prende la strada verso la superficie, non prima di aver completato una lunga decompressione.